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Il Sogno Rubato, una storia d’amore d’altri tempi, finalista al concorso Piero Chiara giovani

Una volta l’amore era più romantico. Si scrivevano lettere piene di sentimento, mentre oggi i ragazzi si scambiamo enigmatici messaggini con i quali, per dire ti voglio bene, scrivono tvb. Tommaso Pietri, classe 1996, di Schianno, ci propone un racconto ricco di significato e ci descrive lo stato d’animo di un vero uomo che vuole lottare per la (ri)conquista del suo amore perduto. Commovente.

Tommaso Pietri, in una foto d’altri tempi. Appunto

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti ho vista? Una settimana? Un
mese? Non so. Quando il dolore è l’unico sentimento che si fa largo nel tuo
cuore, non puoi far altro che lasciarti scorrere addosso l’inesorabile flusso del
tempo, che non dipende da niente, da nessuno. Ma non posso stare con le
mani in mano: devo trovarti, devo riportarti a casa.
Con le mani e la fronte imperlate di sudore, abbasso la maniglia della porta e
mi lascio alle spalle il mio monolocale. Sembra tutto grigio laggiù, senza di te.
Quando eravamo insieme, sentivo lo sguardo di tutti gli uomini posarsi su di
noi carico di invidia, e mi pareva di leggere i loro pensieri: “Come è fortunato
quello lì!”, e accidenti se lo ero! Invece adesso è diverso, sono diventato un
tutt’uno con la monotonia e la tristezza della mia città. Niente più sguardi
invidiosi, niente più felicità. Ma ti troverò, dovessi impiegarci una vita, dovessi
attraversare tutta l’Italia, dovessi prosciugare tutte le mie finanze durante il
viaggio. Anche se ce ne sono tante altre, tu per me sei l’unica.
Ecco, cammino sorpassando negozi, bar, alberghi, e cerco di non guardarmi
intorno perché ogni cosa è impregnata dei nostri ricordi. Una lacrima troppo
forte per essere ricacciata indietro compare sul mio viso, offuscandomi la
vista. In fondo è questo l’amore, avere sempre una visione distorta della
realtà, con tutti i lati positivi e negativi che questa cosa comporta. Mi guardo
intorno in cerca di un tuo segnale, e mi sembra di vederti sbucare da tutti gli
angoli, in tutta la tua bellezza. Ma è tutta un’illusione, e le illusioni fanno male.
Affretto il passo, come se fossi convinto di essere giunto finalmente nel luogo
dove mi aspetti tu. Ma non ci sei, dannazione! Perché l’uomo è condannato a
patire le peggiori sofferenze che esistano sulla faccia di questa terra, le
sofferenze che inevitabilmente provoca l’amore? Il mio cuore non riesce a
reggere tanta tristezza, sento che devo fare qualcosa.
Entro in un caffè con il cappuccio della giacca sollevato, perché ha
cominciato a piovere. Ordino un bicchiere di whisky, per tentare di colmare
con l’alcool quell’immenso vuoto che mi divora pian piano da dentro, e intanto
racconto la mia storia ad un tizio seduto accanto a me. E’ piuttosto basso, a
malapena tocca con i piedi il pavimento sotto il suo sgabello, e abbastanza
robusto. Anche lui tenta di dimenticare una storia d’amore, ma dopo aver
udito la mia tenta di sminuire le mie sofferenze, mi schernisce senza provar
pietà per un pover uomo e per il suo dolore. Gli grido indignato che in questo
mondo in cui ognuno pensa a se stesso quando capitano le disgrazie si è
sempre abbandonati ai propri dispiaceri. Si mette a ridere e mi risponde che,
probabilmente, non ho mai incontrato un vero amico, uno con cui possa
condividere i miei sentimenti e uno che mi possa sempre rincuorare,
qualunque cosa mi succeda.
Senza parole, pago il prezzo della bevanda e varco la soglia del locale. Non
percepisco nessun cambiamento dentro di me, forse anche l’alcool ha fallito
questa volta. Riprendo a camminare, e quasi non mi rendo conto della
pioggia, divenuta scrosciante, che batte ripetutamente sulla mia nuca.
Cammino, e penso a quante possano essere le visioni della realtà, quanti i
punti di vista dell’essere umano. C’è la mia, quella di un uomo in preda alla
depressione che vede il mondo come da dietro un vetro appannato, triste e
senza una consistenza ben definita. C’è quella di un ragazzo che ha
conosciuto per la prima volta l’amore e non conosce sentimenti negativi, ha
nel cuore solo la gioia di vivere. C’è quella di un ubriaco, che ha una visione
confusa del tutto e si sente intrappolato in una realtà che non lo accetta. C’è
poi quella di un vecchio sul letto di morte, di due sposi di fronte all’altare, di
una mamma che culla il suo bambino, di un atleta che dopo un intenso
allenamento ottiene la vittoria in una gara. E allora mi chiedo, c’è veramente
una sola e immutabile realtà, oppure varia a seconda del modo che si ha di
porsi nei suoi confronti?
Ma i miei pensieri sono interrotti all’improvviso. Proprio davanti ad una
gioielleria, ecco che appari tu, bella ed elegante come ti ricordavo. Povera,
così esposta alle intemperie, priva di un uomo che ti ami veramente. Già,
sono convinto che chi ti ha portato via da me non provi il benché minimo
sentimento verso di te. Che gioia per i miei occhi, vederti immobile davanti
alla vetrina di quell’oreficeria, in attesa che torni l’uomo con cui da poco
tempo condividi la tua vita. Quando mi hai abbandonato molte persone mi
hanno consigliato di rivolgermi ad un avvocato, ma io non ho mai voluto,
perché non c’è legge di alcun tipo che possa comandare sull’amore.
Mi avvicino a te con cautela, come un bambino che ritarda il più possibile il
momento in cui aprirà il suo regalo di compleanno, ma quando ti sono davanti
non riesco a trattenere le lacrime e ti abbraccio con tutta la dolcezza che ho
nel cuore.
Con una gioia indescrivibile, mi accorgo che la fortuna esiste veramente, e si
può ottenere se non si distoglie mai lo sguardo dal proprio obiettivo: la tua
portiera è aperta, e le chiavi che ti mettono in moto sono accanto al volante.
Con le mani tremanti, mi siedo sui tuoi bellissimi sedili rilegati in pelle, e
trattenendo il fiato giro la chiave nella sua fessura. Il rumore del motore che si
scalda arriva alle mie orecchie e viene percepito come il suono dell’arpa di un
angelo. Schiaccio il pedale dell’acceleratore e… parto! Sì, siamo di nuovo in
viaggio insieme, unico amore della mia vita, e questa volta nessun uomo
potrà allontanarti da me.
E chi non capisce che legame possa crearsi con la propria Lamborghini, non
ha mai avuto un’automobile come la mia.

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