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Multisala(d)#4: Pirati! Briganti da strapazzo

Offritevi di portare al cinema la vostra sorellina frignona o un cuginetto dispettoso, oltre che dall’ammirazione dei parenti sarete ripagati da un gran bel film.

E se la vostra sorellina seienne pensa già ai pettorali di Edward Cullen, basterà qualche amico che si adatta, un po’ come abbiam fatto noi di mezzopieno: quattro ultraventenni senza prole in una sala colma di bambini che urlano e lanciano pop-corn.
Il fatto è che qui non si parla di un ‘cartone animato’ qualsiasi, ma dell’ultima fatica della Aardman (Wallace e Gromit? Galline in fuga? Vi dicono niente?) la casa di produzione che prende inanimata plastilina e anima le più bislacche fantasie dei suoi autori, e se non vi sembra bislacco un film dove un pirata pasticcione e la sua singolare ciurma vengono inseguiti dal cuore solitario Charles Darwin perchè il corpulento pappagallo della nave è in realtà un rarissimo dodo, fondamentale per la ricerca scientifica ma anche per la tavola della -anch’essa- corpulenta regina, beh, avete un senso del bislacco molto ricercato.
Si parlava di plastilina: chissà se i bambini che lanciano i pop-corn, ubriachi di computer grafica, sanno cosa voglia dire animare dei personaggi di pongo, quanto tempo occorra per far muovere gli infiniti riccioli della barba di Capitan Pirata, o per girare rocambolesche scene d’azione che richiedono 25 (se non più) foto per ogni secondo di video; e qui lo stile Aardman trionfa: magniloquente steampunk, la scimmia muta che parla coi cartelli, microgag disseminate per lo schermo, citazioni (nel finale viene citato il film proiettato a poche sale di distanza, caso o arguta programmazione?), occhioni sgranati, simpatici animali in pericolo, umorismo inglese e, per la prima volta in un film Aardman, qualche tocco di discreta computer grafica negli sfondi, che permette al film di prendere il largo, da Londra ai sette mari, senza perdere quel tocco artigianale che è il vero e proprio marchio di fabbrica di questi pazzi.
Si parlava del film nella sala accanto, quello che probabilmente avrebbero voluto vedere le mamme dei bambini che urlano in sala, beh, mamme e papà sono quelli che hanno riso di più in sala, perchè la storia piace ai bambini, ma lo stile comico del film regala momenti di umorismo piuttosto raffinato che probabilmente il bambino non capisce regalando risate a denti stretti anche ai genitori col senso del bislacco piuttosto ricercato come quando Capitan Pirata rimembra con un amico quell’avventura in Madagascar: “Chi l’avrebbe mai detto che non erano donne?” dice il capitano prima che ci vengano mostrati i due amici intenti ad offrir da bere a due lemuri.
In definitiva: ammutinate la visione di Titanic 3D e andate all’arrembaggio di questo filmone per bambini e bambinoni, che merita d’esser visto su grande schermo prima che quei filibustieri che gestiscono i cinema sotterrino questa pellicola in un forziere sperduto in qualche isola tropicale.

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MULTISALA(d)#3: The Iron Lady

La storia della Lady di ferro inglese raccontata in un film classico che più classico non si può.

C’è una grande attrice che si fa invecchiare, un’amore post-mortem degno di Ghost, piccoli dettagli che richiamano enormi flashback, carrellate enfatiche, l’irresistibile ascesa di una donna del popolo, inquadrature simboliche, le difficoltà della gente comune, la guerra, buoni sentimenti, grandi discorsi, la storia di un grande paese, il Muro che cade e chi più ne ha più ne metta: ogni fotogramma di questo film reclama lo status di classico del Cinema, educativo quanto intrattenente, impegnato ma tutto sommato accessibile, il classico film fatto di ricordi di chi ormai ha dato tutto, tanto che non c’è neanche da discutere sul fatto che il film sia forse troppo indulgente con la vicenda di uno dei personaggi politici più discussi del ventesimo secolo -quelli negli anni che a molti son sembrati degli atti di forza di un premier testardo diventano gli atti politici di un premier testardo dannatamente glamour che sacrifica vita e famiglia alla causa comune, circondata di consiglieri dannatamente meno glamour interessati solo al consenso degli elettori- il personaggio di Margareth Tatcher si presenta allo spettatore così demotivato che sembrerà impossibile rivolgergli critica alcuna.
Spezziamo una lancia a favore della regia di Phyllida Lloyd, già regista dell’insopportabile Mamma Mia, prendiamo un clippino come esempio:
clip
Scena delle più classiche, il diverso a contatto con la massa omologata, ma il mix di soggettive, carrellate, camera a spalla, gru e quant’altro, aiutate da un montaggio arioso, rendono questa scena un piccolo saggio di Cinema, manierista quanto volete, ma pur sempre di classe.
In poche parole: un prevedibile, poco coraggioso buon film , certamente non indispensabile, se siete affamati di storie d’oltremanica non perdetevelo, a patto che quando uscirà nelle sale -se mai lo farà- W.E di Madonna siate in prima fila per godeverlo, quello sì che è un film storico atipico, ma ne parleremo quando -e se- sarà il momento.

[Non abbiamo speso una parola per la maiuscola interpretazione (candidata all’Oscar) di Meryl Streep, che è tanto brava, ma la preferivamo quando vestiva Prada]

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MULTISALA(d)#2: The Artist

In mezzo a film senz’anima pieni di attoroni, effetti speciali e occhialini 3d, si affaccia timidamente un film degli anni ’20, girato l’altroieri.

Basta l’attacco di questo film per rispedire a casa tutti i Transformers et similia che infestano le sale: un frenetico “avantindietro” uno schermo cinematografico che, soprattutto se visto al cinema, è più tridimensionale di un Avatar qualsiasi, questo è saper dirigere un film:

Hazanavicius sembra davvero un Frank Capra del duemila, dirige in muto ben sapendo come colpire lo sgamato spettatore del duemila, avete (non)sentito gli applausi? E per dirigere un muto non basta scrivere i dialoghi su fondo nero, bisogna saper dirigere gli attori, spiegare visivamente senza risultare noiosi, e questa scena è uno dei tanti esempi:

Non per niente il protagonista Dujardin dal nulla è arrivato a vincere una palma d’oro; altro merito dell’impronunciabile regista è l’aver saputo giocare con gli stereotipi meno banali dell’epoca d’oro del muto, il neo di bellezza, il fenomenale cagnolino, l’ascesa della protagonista resa con il suo nome che diventa sempre più grande di titolo di testa in titolo di testa, la titolazione che aiuta (nel finale in maniera eclatante) a creare ironici colpi di scena, il montaggio che racconta il girare di un film al ritmo degli assegni staccati…

Questo è tutto quello che possiamo farvi vedere tramite il fido youtube, si potrebbe parlare di mille altre cose, della trama che ricorda ‘Cantando sotto la pioggia’, della perfezione tecnica, delle bellissime musiche, dei pochi perfetti momenti di sonoro, ma siamo nel 2012 e la gente legge poco, quindi vi invitiamo a cercare in ogni modo di andare a vedere questa piccola perla, (la spariamo la battuta stupida?) da lasciar senza parole… (ecco, l’abbiam sparata.)

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MULTISALA(d)#1: I Soliti idioti – il film

La sua comicità ‘particolare’ dividerà la critica più o meno professionale, noi, schifosamente bipartisan, pubblichiamo una recensione entusiasta e una indignata, e voi da che parte state?

Prof. dott. Mario Serioso: E’ incredibile che a questo sketch televisivo allungato venga data la dignità di ‘film’: la regia è inesistente, la fotografia paratelesiva, per non parlare della sceneggiatura inesistente, e per quanto non sia contro le parolacce al cinema (e in nessun altro posto), la volgarità di Ruggero de Ceglie è gratuita e finisce per non far ridere. Non sto neanche a spiegare la trama perchè è davvero inutile e dopo dieci minuti si poteva capire dove sarebbe andata a parare, ci troviamo di fronte a un road-movie banale e dagli ancor più banali risvolti demenziali,la cui anima sono gag stupide e sfibranti, senza la minima concezione del tempo comico, viste e riviste; per non parlare di tre sottotrame ancora più stupide e inutili (messe lì per fare minutaggio) e del finale che è un insulto al buon senso della scrittura cinematografica. Sono contrario a Megavideo e al download illegale, ma in questo caso lo consiglio, volete proprio vedere questo film? Non spendeteci mezzo euro, scaricatelo.

Kevin “Scannagalli” Brambilla: Un film da vedere al cinema, con tanti amici con cui esultare ad ogni “Dai Cazzo!” di Ruggero (e sono tanti); perchè loro se ne fregano di tutto, e si presentano al cinema facendo ridere come solo loro sanno, fregandosene di tutti i tromboni del metodo Stanislansky e del cinema come Arte, e poi questa storia trasuda Italia da ogni poro, la “smutandissima” da portarsi a letto come trofeo, gli insulti al volante che diventano casi diplomatici, i moralisti che si scandalizzano dell’impressionante numero di stranieri che vanno a scuola con il figlio (“Non sapevo che nostro figlio andasse a scuola a Lampedusa!”), la ribellione di Gianluca e l’incredibile momento di tenerezza che sarà capace di regalarci papà De Ceglie… E l’ho già detto che si ride tanto? Gag a raffica, forse per godersele bisogna aver meno di trent’anni, ma chissene. Ho voglia di rivederlo, me lo scaricherò.

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