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Il dilemma di Benedetto XVI

Giovanni Paolo II diventa papa nel 1978, anno della pubblicazione in Italia del racconto di Brennan. Il successore di GP2, Benedetto XVI, avrebbe davvero vissuto un dilemma…

Un caso? Ai nostri lettori lasciamo ogni decisione.

J.H. Brennan sapeva qualcosa che ai più è sfuggita...

J.H. Brennan sapeva qualcosa che ai più è sfuggita…

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Il labirinto dei libri sognanti

E’ uscito oggi nelle librerie italiane l’ultimo romanzo di Walter Moers, Il labirinto dei libri sognanti, un nuovo capitolo ambientato nel mondo fantastico di Zamonia. Noi, che possediamo tutti i libri della serie, siamo già andati a comprare la nostra copia. Non lo abbiamo ancora letto ovviamente, ma condividiamo l’opinione dei nostri amici de Il Giornale, secondo cui “la critica non riesce a classificare la scrittura di Moers, ma è questa la letteratura del futuro”.

La copia personale di mezzopieno.net, fresca fresca di scaffale della Feltrinelli!

“Un libro per adulti? Per giovani? Per giovanissimi? I romanzi di Walter Moers scavalcano questi interrogativi: i loro destinatari sono coloro che al leggere chiedono la felicità”. (Quirino Principe)

“Moers batte Einstein al suo stesso gioco: il suo universo è un cocktail in cui i nostri cinque sensi svaporano. Il suo mondo è fatto di tutto ciò che può entrare in un fumetto, ma trova comunque modo di entrare in un romanzo”. (ROLLING STONE)

“Ildefonso de’ Sventramitis (il protaginista, ndr) è il Michael Jackson della carta stampata: in breve, un mito”. (NDR KULTUR)

“Quello che Moers traduce dallo zamonico è quanto di meglio il postmoderno abbia da offrire al fantasy” (DIE ZEIT)

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Il Sogno Rubato, una storia d’amore d’altri tempi, finalista al concorso Piero Chiara giovani

Una volta l’amore era più romantico. Si scrivevano lettere piene di sentimento, mentre oggi i ragazzi si scambiamo enigmatici messaggini con i quali, per dire ti voglio bene, scrivono tvb. Tommaso Pietri, classe 1996, di Schianno, ci propone un racconto ricco di significato e ci descrive lo stato d’animo di un vero uomo che vuole lottare per la (ri)conquista del suo amore perduto. Commovente.

Tommaso Pietri, in una foto d’altri tempi. Appunto

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti ho vista? Una settimana? Un
mese? Non so. Quando il dolore è l’unico sentimento che si fa largo nel tuo
cuore, non puoi far altro che lasciarti scorrere addosso l’inesorabile flusso del
tempo, che non dipende da niente, da nessuno. Ma non posso stare con le
mani in mano: devo trovarti, devo riportarti a casa.
Con le mani e la fronte imperlate di sudore, abbasso la maniglia della porta e
mi lascio alle spalle il mio monolocale. Sembra tutto grigio laggiù, senza di te.
Quando eravamo insieme, sentivo lo sguardo di tutti gli uomini posarsi su di
noi carico di invidia, e mi pareva di leggere i loro pensieri: “Come è fortunato
quello lì!”, e accidenti se lo ero! Invece adesso è diverso, sono diventato un
tutt’uno con la monotonia e la tristezza della mia città. Niente più sguardi
invidiosi, niente più felicità. Ma ti troverò, dovessi impiegarci una vita, dovessi
attraversare tutta l’Italia, dovessi prosciugare tutte le mie finanze durante il
viaggio. Anche se ce ne sono tante altre, tu per me sei l’unica.
Ecco, cammino sorpassando negozi, bar, alberghi, e cerco di non guardarmi
intorno perché ogni cosa è impregnata dei nostri ricordi. Una lacrima troppo
forte per essere ricacciata indietro compare sul mio viso, offuscandomi la
vista. In fondo è questo l’amore, avere sempre una visione distorta della
realtà, con tutti i lati positivi e negativi che questa cosa comporta. Mi guardo
intorno in cerca di un tuo segnale, e mi sembra di vederti sbucare da tutti gli
angoli, in tutta la tua bellezza. Ma è tutta un’illusione, e le illusioni fanno male.
Affretto il passo, come se fossi convinto di essere giunto finalmente nel luogo
dove mi aspetti tu. Ma non ci sei, dannazione! Perché l’uomo è condannato a
patire le peggiori sofferenze che esistano sulla faccia di questa terra, le
sofferenze che inevitabilmente provoca l’amore? Il mio cuore non riesce a
reggere tanta tristezza, sento che devo fare qualcosa.
Entro in un caffè con il cappuccio della giacca sollevato, perché ha
cominciato a piovere. Ordino un bicchiere di whisky, per tentare di colmare
con l’alcool quell’immenso vuoto che mi divora pian piano da dentro, e intanto
racconto la mia storia ad un tizio seduto accanto a me. E’ piuttosto basso, a
malapena tocca con i piedi il pavimento sotto il suo sgabello, e abbastanza
robusto. Anche lui tenta di dimenticare una storia d’amore, ma dopo aver
udito la mia tenta di sminuire le mie sofferenze, mi schernisce senza provar
pietà per un pover uomo e per il suo dolore. Gli grido indignato che in questo
mondo in cui ognuno pensa a se stesso quando capitano le disgrazie si è
sempre abbandonati ai propri dispiaceri. Si mette a ridere e mi risponde che,
probabilmente, non ho mai incontrato un vero amico, uno con cui possa
condividere i miei sentimenti e uno che mi possa sempre rincuorare,
qualunque cosa mi succeda.
Senza parole, pago il prezzo della bevanda e varco la soglia del locale. Non
percepisco nessun cambiamento dentro di me, forse anche l’alcool ha fallito
questa volta. Riprendo a camminare, e quasi non mi rendo conto della
pioggia, divenuta scrosciante, che batte ripetutamente sulla mia nuca.
Cammino, e penso a quante possano essere le visioni della realtà, quanti i
punti di vista dell’essere umano. C’è la mia, quella di un uomo in preda alla
depressione che vede il mondo come da dietro un vetro appannato, triste e
senza una consistenza ben definita. C’è quella di un ragazzo che ha
conosciuto per la prima volta l’amore e non conosce sentimenti negativi, ha
nel cuore solo la gioia di vivere. C’è quella di un ubriaco, che ha una visione
confusa del tutto e si sente intrappolato in una realtà che non lo accetta. C’è
poi quella di un vecchio sul letto di morte, di due sposi di fronte all’altare, di
una mamma che culla il suo bambino, di un atleta che dopo un intenso
allenamento ottiene la vittoria in una gara. E allora mi chiedo, c’è veramente
una sola e immutabile realtà, oppure varia a seconda del modo che si ha di
porsi nei suoi confronti?
Ma i miei pensieri sono interrotti all’improvviso. Proprio davanti ad una
gioielleria, ecco che appari tu, bella ed elegante come ti ricordavo. Povera,
così esposta alle intemperie, priva di un uomo che ti ami veramente. Già,
sono convinto che chi ti ha portato via da me non provi il benché minimo
sentimento verso di te. Che gioia per i miei occhi, vederti immobile davanti
alla vetrina di quell’oreficeria, in attesa che torni l’uomo con cui da poco
tempo condividi la tua vita. Quando mi hai abbandonato molte persone mi
hanno consigliato di rivolgermi ad un avvocato, ma io non ho mai voluto,
perché non c’è legge di alcun tipo che possa comandare sull’amore.
Mi avvicino a te con cautela, come un bambino che ritarda il più possibile il
momento in cui aprirà il suo regalo di compleanno, ma quando ti sono davanti
non riesco a trattenere le lacrime e ti abbraccio con tutta la dolcezza che ho
nel cuore.
Con una gioia indescrivibile, mi accorgo che la fortuna esiste veramente, e si
può ottenere se non si distoglie mai lo sguardo dal proprio obiettivo: la tua
portiera è aperta, e le chiavi che ti mettono in moto sono accanto al volante.
Con le mani tremanti, mi siedo sui tuoi bellissimi sedili rilegati in pelle, e
trattenendo il fiato giro la chiave nella sua fessura. Il rumore del motore che si
scalda arriva alle mie orecchie e viene percepito come il suono dell’arpa di un
angelo. Schiaccio il pedale dell’acceleratore e… parto! Sì, siamo di nuovo in
viaggio insieme, unico amore della mia vita, e questa volta nessun uomo
potrà allontanarti da me.
E chi non capisce che legame possa crearsi con la propria Lamborghini, non
ha mai avuto un’automobile come la mia.

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Mortacci tua! – La macchina della morte

Il libro nato dal web che gioca con la morte: racconti per tutti i gusti che morirete dalla voglia di leggere.

Una scoperta sensazionale, incredibile, sconvolgente.
Oramai è ovunque, negli ospedali, nei negozi, nei centri commerciali.
Bastano la maggiore età, pochi soldi e qualche goccia di sangue.

Siamo in un futuro non troppo lontano dove è stato scoperto un macchinario piuttosto insolito. Un apparecchio dall’aspetto assolutamente anonimo è in grado, tramite un piccolo prelievo di sangue dal polpastrello di stampare sopra un piccolo foglio di carta bianco la causa della tua morte.
Non ti dice quando ma solo come, il che non è sempre chiaro; infatti oltre a responsi classici come “cancro”, “infarto” o “suicidio”, si possono avere esiti curiosi come “amore ad nauseam”, “non facendo ciao con la mano ma annegando”, “sfinimento da sesso con una minorenne” o “ucciso da Daniel”.
Come nasce questa antologia piuttosto insolita? Il tirannosauro protagonista di Dinosaur Comics, fumetto online creato dall’americano Ryan North, afferma in una vignetta di voler scrivere il miglior racconto di tutti i tempi, ambientato “in un mondo in cui tutti sanno come moriranno” grazie all’invenzione della Macchina della Morte. Da qui centinaia di blogger hanno iniziato a suggerire svariate ipotesi sull’utilizzo e sui responsi della Macchina e North ha invitato i lettori a scrivere liberamente dei racconti aventi come premessa l’esistenza della Macchina. Dei 675 racconti scritti da diversi autori, alcuni professionisti e altri no, Ryan North, insieme a Matthew Bennardo e a David Malki, ne hanno selezionati 30 e pubblicati in una raccolta dal titolo: “LA MACCHINA DELLA MORTE, Notizie da un mondo in cui le persone sanno di che morte morire”. (Casa Editrice Guanda, pp.560, 19 euro)

E vien da chiedersi: se un giorno avessimo la possibilità di sapere di che morte morire?
Come cambierebbe la nostra vita?
Come cambierebbe il mondo in cui viviamo?
Meglio sapere…
…o non sapere?

I Racconti accontentano il palato di tutti: angoscianti, divertenti, grotteschi, strappalacrime, alcuni lunghe decine di pagine, altri meno di una riga.
Nonostante l’argomento possa essere considerato un po’ pesante la voluminosa raccolta è altamente digeribile anche al lettore più intollerante, la morte non è mai stata così stimolante.
Una raccolta da mettere sul comodino, in cartella oppure sul termosifone dal bagno di casa vostra, racconti per ogni momento della giornata e per ogni occasione (sconsigliati i funerali!).

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ALESSANDRO D’AVENIA, IL PROF CHE NON SI ACCONTENTA

Contattato dall’MP TEAM e invitato ad intervenire sulla nostra paginetta, magari semplicemente dandoci l’approvazione per un articolo scritto da noi su di lui, il famoso scrittore Alessandro D’Avenia risponde cosí:

“Grazie mille per la proposta e per aver pensato a me. Ne sono lusingato. Mi piacerebbe molto dare un contributo al vostro blog, che mi sembra davvero interessante. Potete saccheggiare il mio blog (www.profduepuntozero.it, ndr) e prendere qualche spunto da lì. Grazie ancora e in bocca al lupo per il blog e per i vostri progetti”
Un caro saluto
Alessandro

Poche persone al mondo potrebbero parlare di Alessandro D’Avenia con passione, sentimento e reale coinvolgimento. Una di queste é la giovane lozzese Gloria Martignoni, da sempre fan del professore palermitano, del quale conosce ogni piú intimo segreto, eccetto forse la posizione di alcuni tatuaggi..!

ALESSANDRO D’AVENIA, IL PROF CHE NON SI ACCONTENTA
di Gloria Martignoni

Quella storia deve piombare da fuori, come quando accade che i libri ci scelgano e gli autori diventano amici a cui vorremo telefonare alla fine della lettura per chiedere loro come fanno a conoscere o dove hanno sentito la nostra storia. Quella storia è uno specchio che ti sorprende a esclamare:questa è la mia,questo sono io,ma non avevo le parole per dirlo. E forse scopri di non essere solo, definitivamente solo”. (Cose che nessuno sa, pag.141). Non è però necessario arrivare fin qui per avere il desiderio di prendere in mano il telefono e chiamarlo. Io avrei voluto farlo una sera di metà ottobre quando, tornando da un incontro con gli adolescenti, mia cugina di 16 anni mi disse: ”Sto leggendo un libro che mi sta lasciando senza parole, appena finisco te lo presto! Si intitola “Bianca come il latte rossa come il sangue”, l’autore è Alessandro D’Avenia”. Ecco, proprio in quell’istante, capii che doveva trattarsi di una storia speciale scritta da una persona altrettanto speciale se un’adolescente ne parlava con così tanta enfasi . Qualche settimana dopo ne ebbi la conferma.
Così, dopo l’uscita del secondo libro “Cose che nessuno sa”, mi ritrovai a leggere i romanzi in un fiato per sapere come andavano a finire le vite dei protagonisti e poi a rileggerli di nuovo per cogliere quella parola,quella frase che ti costringeva a staccare il pensiero dalla routine quotidiana, fatta di tutto e di niente, e a guardarti dentro per trovare una risposta alle provocazioni ricevute.
Leo, Beatrice, Margherita e Giulio sono ragazzi come tanti che combattono giorno dopo giorno con un corpo che cambia, con uno spirito che esplode e con adulti non sempre all’altezza delle loro aspettative; ma loro sanno andare al di là della semplice realtà che li circonda, vogliono capire e cambiare ciò che non gli piace, non si arrendono all’evidenza ma, rimanendo sempre loro stessi, riescono a lasciare il segno nella loro vita e in quelle di coloro che li circondano.
Leo infatti ha il coraggio di sconfiggere il bianco, colore che lui associa al dolore, all’ignoto e gioire e disperarsi quando il rosso dell’amore per Beatrice sconvolge la sua quotidianità. Soffre, spera e combatte quando la malattia di Beatrice sembra essere la fine di tutto quanto aveva sognato. Lui però che ha in sé la forza di un leone, trova il modo di rinascere e di credere ancora nel futuro.
Margherita, la protagonista del secondo romanzo, “Cose che nessuno sa”, si scontra invece con un padre che abbandona lei e la sua famiglia in un momento in cui già troppe novità rendono inquieta la sua fragile vita. L’estate oramai è alle spalle, il Liceo Classico incombe! Margherita, che in latino significa perla, ha paura di incominciare il liceo, si chiede se sarà all’altezza, se i compagni saranno simpatici, se sarà mai qualcuno… ma tra tutti questi dubbi che oscurano la sua mente e il suo cuore c’è una luce: il padre. Un padre fino a quel momento presente e del quale lei non può fare a meno.
I consigli della mamma e di nonna Teresa, fino a quel momento colonne portanti della sua vita, lasciano il posto a quelli di Giulio, il ragazzo più misterioso della scuola con il quale affronterà il viaggio per riportare a casa il padre.

Gloria Martignoni, per gli amici Sglo, nella sua tipica posizione da riflessione su Alessandro D'Avenia

Questi due romanzi nascono dalla penna o dalla tastiera… per meglio dire… dalla mente e soprattutto dal cuore di Alessandro D’Avenia , laureato e dottorato in Lettere Classiche, insegnante di lettere al liceo e sceneggiatore.
Dopo aver assistito alla presentazione di “Cose che nessuno sa” a Milano e aver letto e ascoltato molte sue interviste, mi piace definirlo “il prof che non si accontenta”.
Non si accontenta infatti di varcare la porta dell’aula ogni mattina per spiegare la lezione, interrogare gli studenti e compilare un registro di nomi; per lui gli alunni non sono nomi ma vite.
Non si accontenta solo di svolgere tutti gli argomenti del programma didattico con serietà e rigore per ricevere il suo compenso in denaro; il suo stipendio sono le vite degli alunni.
Non si accontenta di essere il professore solo tra le mura scolastiche: molto spesso basta prendere un gelato con un alunno in difficoltà per capirlo e poterlo aiutare al meglio.
Egli ritiene infatti che le vite dei suoi alunni siano dei doni che gli sono state affidate e il suo compito è quello di metterle in cammino, non di cambiarle, ma aiutarle a trovare la loro vocazione.
Ognuno è nato per seguire la sua strada e l’adolescenza è il momento giusto per porsi le domande fondamentali e trovare con le guide giuste le risposte.
Rimasi colpita da una frase che pronunciò durante il suo intervento al Sermig di Torino: ”Funziona a scuola quando noi insegnanti portiamo in classe i nostri amori, non i nostri umori”. Questo è quello che fa Alessandro D’Avenia… porta in classe i suoi amori e li condivide con gli alunni per i quali lui è al servizio e, con i suoi romanzi, rende anche noi lettori partecipi del suo amore per le bellezze che la vita ci riserva.

Ed ecco le prime parole di Alessandro una volta letto in anteprima l’articolo:
Grazie mille per l’articolo. “Il Prof che non si accontenta”..Bello, mi piace!
Approvato a pieni voti 😉
Un caro saluto

Grazie Alessandro e soprattutto grazie Gloria per il tuo lavoro! Speriamo di leggerti ancora qui su mezzopieno!

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Membro di mezzopieno.net rapito dagli alieni!

Stento ancora a crederci! Se qualcuno mi raccontasse questa storia, sarei il primo a dubitare della sua sanità mentale. Ma è capitata proprio a me! Lo giuro! Un alieno che in principio diceva di essere un mio lontano zio mi ha portato sul suo pianeta, aveva bisogno di me, mi ha dato dei poteri per aiutare il suo Governo a dirimere una questione… poi mi sono svegliato e mi sono ricordato bene cosa è successo. Mi sono addormentato mentre leggevo quello strano libretto, Il pianeta dei bruchi, trovato per caso mentre giravo per librerie a Milano. Una storia per ragazzi datata 2002 di neppure 100 pagine, e ho sognato di esserne il protagonista.

Ciò che colpisce di questo piccolo romanzo è il suo autore: Ken Follett! Chi se lo sarebbe mai immaginato un Ken follett che scrive un racconto di fantascienza per un pubblico di 12enni! Che però ha conquistato anche numerosi adulti, tra cui il sottoscritto. Chissà, forse in fondo noi di mezzopieno.net siamo ancora bambini!


I gemelli Fritz ed Helen Price, con il cugino Barile, si stanno godendo la pace delle vacanze nella pensione di famiglia, quando nella loro vita irrompe lo zio Grigorian, un individuo gioviale che si conquista subito la simpatia dei nipoti. Solo i suoi strani pollici suscitano qualche perplessità… In effetti i tre ragazzi scopriranno che Grigorian è un alieno in missione segreta, deciso a portarli sul Pianeta dei Bruchi, dove li attende un compito molto, molto importante… Follett, il “Re del Thriller”, si cimenta in un fantasy insolito e godibilissimo, rivelando ancora una volta la classe del grande scrittore.

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Dune, di Frank Herbert. In ripubblicazione l’intero ciclo

Il Ciclo di Dune, di Frank Herbert, è uno dei capolavori assoluti della fantascienza di tutti i tempi. I libri che lo compongono, però, sono ormai fuori catalogo e di difficile reperibilità.
Classico affascinante senza eguali per l’ampiezza della trama e la ricchezza degli spunti narrativi e profetici, citato dal New York Times tra i dieci libri «che bisogna assolutamente leggere», è stato più volte vincitore dei premi Hugo, i riconoscimenti più significativi nell’ambito della fantascienza.
Considerato da alcuni fantascienza, da altri fantasy (per l’ambientazione esoterica e tipicamente feudale in cui è immerso), è non solo l’opera più riuscita e famosa di Frank Herbert, ma anche fonte d’ispirazione dei migliori creatori di universi degli anni successivi.

E’ con grande piacere, quindi, che accogliamo la ripubblicazione, ad opera di Fanucci, dell’intero ciclo (ex-Nord e Sperling & Kupfer), i cui 6 volumi sono tornati sugli scaffali delle librerie italiane dallo scorso 19 gennaio.

Frank Patrick Herbert (8 ottobre 1920 – 11 febbraio 1986)

L’opera di Herbert deve la sua fama principalmente al primo volume, Dune, vincitore nel 1965/66 dei premi Nebula e Hugo, e anche al film di David Lynch del 1984. Ecco l’introduzione del film in italiano.

Nonostante le differenze e qualche eccesso grottesco tipico di Lynch, è probabile che il pianeta Arrakis -Dune- e i suoi immensi deserti, la Spezia, i Fremen dagli occhi azzurri, i vermi delle sabbie, la Gilda Spaziale e tutti i personaggi si siano impressi a fuoco nella mente degli appassionati più per il film che per i libri.

Nell’universo di Dune la maggior parte dei mondi abitati è governata dall’Impero, che ha un’impostazione di tipo feudale e che ha affidato pianeti, o gruppi di pianeti, alle varie Case nobiliari.
Il pianeta desertico Arrakis è l’unico in tutta la Galassia in cui si produca il Melange, o Spezia, la sostanza utilizzata dalla potente Gilda Spaziale per far viaggiare attraverso lo spazio -senza muoversi- i suoi Navigatori e le sue immense astronavi.

Nel primo romanzo, Dune, assisteremo al trasferimento della famiglia Atreides da Caladan al pianeta Arrakis, precedentemente affidato alla Casa nemica degli Harkonnen. Lì tutto avrà inizio. Ci saranno tradimenti, congiure, morti, alleanze insperate e, soprattutto, ci sarà Paul Atreides, che legherà la sua vita ad Arrakis e al misterioso popolo che lo abita: i Fremen.

Non possiamo dire nulla di più. Gli appassionati già conoscono tutto mentre i neofiti sapranno apprezzare questa grande saga spaziale senza che roviniamo loro il piacere della lettura con inutili anticipazioni. Con un ultimo sforzo, guardate il booktrailer realizzato da DuneItalia e leggete che cosa alcuni dei guru della sci-fi hanno affermato a proposito di Dune. Probabilmente non vi verrà voglia di correre in libreria ad acquistare subito tutti i libri della serie, ma non è nemmeno detto che non succeda!

«Il puro piacere dell’invenzione e della narrazione ad altissimo livello.»
Isaac Asimov

«Dune è parte integrante del mio universo fantastico.»
Steven Spielberg

«Un mondo che nessuno ha ancora saputo ricreare con tale perfezione.»
James Cameron

«Il meglio. Oltre ogni genere letterario e ogni epoca.»
Stephen King

«Senza Dune, Guerre Stellari non sarebbe mai esistito.»
George Lucas

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