Il dilemma di Benedetto XVI

Giovanni Paolo II diventa papa nel 1978, anno della pubblicazione in Italia del racconto di Brennan. Il successore di GP2, Benedetto XVI, avrebbe davvero vissuto un dilemma…

Un caso? Ai nostri lettori lasciamo ogni decisione.

J.H. Brennan sapeva qualcosa che ai più è sfuggita...

J.H. Brennan sapeva qualcosa che ai più è sfuggita…

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Babbo Natale esiste davvero? Ecco cosa ha scoperto un nostro lettore!

Un nostro lettore ha appena concluso una serie di studi approfonditi riguardo l’esistenza di Babbo Natale. Ecco le sue conclusioni. Auguri a tutti gli amanti del web 0.5!

Un'impressione artistica sulla fine di Babbo Natale. Ma noi sappiamo che non è andata proprio così

Un’impressione artistica sulla fine di Babbo Natale. Ma noi sappiamo che noin è andata proprio così

Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti, che solo Babbo Natale ha visto.
Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con bambini mussulmani, indù, buddisti ed ebrei, questo riduce il carico di lavoro al 15% del totale, cioè circa 378 milioni. Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia. Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, assumendo che viaggi da est verso ovest. Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo. Questo significa che, per ogni famiglia cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per:

– trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta);
– saltare giù dalla slitta;
– scendere dal camino;
– riempire le calze;
– distribuire il resto dei doni sotto l’albero di Natale;
– mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione;
– risalire dal camino;
– saltare sulla slitta;
– decollare per la successiva destinazione.

Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente (che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo), stiamo parlando di 1.248 km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (la cosa più veloce creata dall’uomo) viaggia appena a 43,84 km/sec, e una renna media a circa 30 km/h. Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso). Sulla Terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II. Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 km/sec generano un’enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto (bang) soniche. L’intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo.

CONCLUSIONE : Babbo Natale c’era, ma ora è morto.

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Una famiglia come tante. O, se vogliamo, una famiglia di tanti

I De Carli sono la famiglia più numerosa di Gazzada Schianno. E anche la più organizzata.

La squadra dei De Carli F.C. Fila in alto, da sinistra: Riccardo (classe ‘08), Alice (‘99), Lara (‘01), Nicolò (‘03), Simone (’06.) In basso: Michela (‘98), Graziano e Silvia. Sotto il poncho si “nasconde” Giacomo!

La squadra dei De Carli F.C. Fila in alto, da sinistra: Riccardo (classe ‘08), Alice (‘99), Lara (‘01), Nicolò (‘03), Simone (’06.) In basso: Michela (‘98), Graziano e Silvia. Sotto il poncho si “nasconde” Giacomo!

Alle 04.40 suona la prima sveglia in casa De Carli: è quella di Graziano, il papà (c’è poi bisogno di specificarlo? Chi non conosce Graziano a Schianno?!), che a settimane alterne ha il turno di lavoro alla mattina presto. In pochi minuti è pronto e parte per la Svizzera. Poi, alle 06.15, tocca a Michela, la sorella maggiore. Ha iniziato quest’anno le Superiori e come molti dei suoi coetanei fa tutto da sola, preparandosi la colazione e raggiungendo il pullman.
La giornata di SuperMamma Silvia scatta invece alle 07.10 precise. Punto primo: svegliare i ragazzi. Che, disciplinatissimi, si alzano, si lavano e si vestono in totale autonomia. La tavola è già apparecchiata, Silvia ci pensa sempre la sera prima, così al mattino deve “solo” occuparsi di preparare la colazione per il suo piccolo reggimento. I ragazzi la cartella la preparano sempre alla sera, per ottimizzare i tempi, così entro le 8.00 Silvia li può portare a scuola. Non è necessario che lei si fermi ad aspettare l’inizio ufficiale delle lezioni per vederli entrare a scuola o per controllarli, già sa che i suoi ragazzi sanno badare a loro stessi senza bisogno di essere guardati a vista.
Riccardo, il più piccolo, inizia l’asilo alle 9.00. Nell’ora che intercorre tra l’inizio della scuola e l’accompagnare lui all’asilo, Silvia rimette in ordine camere e cucina e prepara la prima lavatrice (almeno 2 volte al giorno è necessario utilizzarla). “Sistemati” tutti i figli, il resto della mattina serve per le commissioni, per la spesa e per le pulizie di casa.
Tra le 13.00 e le 15.00, rientrano tutti i figli. Dopo pranzo e dopo aver risistemato tutto (Silvia lava tutto a mano! Non c’è la lavastoviglie), il pomeriggio è dedicato a seguire i ragazzi nello studio e ad accompagnarli, se serve, ai vari allenamenti e catechismi.
Graziano arriva intorno alle 16.00, in tempo per dare una mano (non c’è riposo dal lavoro!). Non sembrerebbe, ma con 6 figli il tempo trascorre molto velocemente, si è sempre occupati in qualcosa e l’ora di cena arriva in fretta. Rigorosamente dopo il bagno per tutti. Entro le 21 i più piccoli vanno a dormire, senza nessun problema. Le ragazze, più grandi, hanno una resistenza maggiore, ovviamente.
Solo quando tutti i tagazzi sono a dormire, cala il silenzio su casa De Carli. E finalmente anche Graziano e Silvia possono rilassarsi un po’, prima di dare inizio ad una nuova super-giornata!

QUALCHE DICHIARAZIONE FLASH
“A casa abbiamo tutto, non ci manca niente. Di spazio ce n’è davvero per tutti, soprattutto da quando l’abbiamo alzata di un piano.
In vacanza è da almeno tre anni che non andiamo tutti insieme. Più che altro per problemi logistici: non è semplice trovare una sistemazione adeguata per una famiglia di 8 (tra poco, con l’arrivo di Giacomo, 9) persone. I ragazzi ci vanno “scaglionati” con i nonni (non possiamo affidarglieli tutti insieme da controllare!), ma a Schianno stiamo bene. Passare l’estate qui non è pesante. Mancherebbe solo il mare, per il resto è un paese quasi perfetto.
Di tempo per uscire non ne abbiamo molto, solamente per andare a vedere le varie partite dei nostri figli o per gli allenamenti e le partite delle GAZZE (la squadra femminile del CSI Schianno, di cui Graziano è allenatore e di cui fanno parte anche Silvia e Michela. Chissà se Silvia tornerà a giocare dopo il parto? Le compagne aspettano!).
Di problemi economici non ne abbiamo ,o meglio, non più di quelli di una normale famiglia. Tanti pensano che noi spendiamo molto per il mangiare (con 6 figli, è comprensibile pensarlo), ma non è così. Non spensiamo molto più degli altri da questo punti di vista. Le voci che pesano maggiormente sul bilancio in uscita sono gli “extra” dei ragazzi. Vale a dire i libri e il materiale scolastico, le iscrizioni a scuola e a catechismo, le assicurazioni e i vestiti. Su questo punto però dobbiamo dire che i nostri figli non avanzano mai pretese, cerchiamo di accontentarli se chiedono qualcosa in particolare ma non sono viziati e se neghiamo loro qualche richiesta non fanno nessun capriccio.
Un’altra cosa che ci chiedono è come facciamo a muoverci tutti insieme. E’ difficile che tutti ci spostiamo nello stesso momento, quindi non ci serve avere un furgone da 9 posti. Ci bastano le nostre 2 macchine. In futuro, vedremo.
Le riunioni con gli altri genitori sono molte, sia a scuola che in oratorio. Con un figlio in ogni classe, non potrebbe essere diverso. Capita anche che alcune di queste siano sovrapposte! Noi facciamo quello che possiamo.”
Una domanda per Graziano: hai mai cambiato i pannolini? “Quanlche volta sì, diciamo una decina… in dieci anni!”. E in sala parto, sei sempre stato presente? Qui ci racconta Silvia: ”I ragazzi li ha visti nascere tutti, tranne una volta, in cui si è addormentato! E’ abituato a veder nascere i suoi figli e riesce a stare molto tranquillo!”
Per concludere, facciamo gli auguri ai Super-Genitori che l’8 novembre hanno festeggiato il loro 15esimo anniversario di matrimonio. La nascita di Giacomo avverrà più o meno in quel periodo. (In realtà, mentre pubblichiamo l’articolo, Giacomo è già nato!). Di motivi per festeggiare, quindi, ce ne sono a sufficienza!

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Il labirinto dei libri sognanti

E’ uscito oggi nelle librerie italiane l’ultimo romanzo di Walter Moers, Il labirinto dei libri sognanti, un nuovo capitolo ambientato nel mondo fantastico di Zamonia. Noi, che possediamo tutti i libri della serie, siamo già andati a comprare la nostra copia. Non lo abbiamo ancora letto ovviamente, ma condividiamo l’opinione dei nostri amici de Il Giornale, secondo cui “la critica non riesce a classificare la scrittura di Moers, ma è questa la letteratura del futuro”.

La copia personale di mezzopieno.net, fresca fresca di scaffale della Feltrinelli!

“Un libro per adulti? Per giovani? Per giovanissimi? I romanzi di Walter Moers scavalcano questi interrogativi: i loro destinatari sono coloro che al leggere chiedono la felicità”. (Quirino Principe)

“Moers batte Einstein al suo stesso gioco: il suo universo è un cocktail in cui i nostri cinque sensi svaporano. Il suo mondo è fatto di tutto ciò che può entrare in un fumetto, ma trova comunque modo di entrare in un romanzo”. (ROLLING STONE)

“Ildefonso de’ Sventramitis (il protaginista, ndr) è il Michael Jackson della carta stampata: in breve, un mito”. (NDR KULTUR)

“Quello che Moers traduce dallo zamonico è quanto di meglio il postmoderno abbia da offrire al fantasy” (DIE ZEIT)

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Le fate sono morte, più vivi che mai.

La band milano-gallaratese torna il 4 agosto col suo terzo videoclip, La storia non siamo noi. Vediamone qualche frammento in anteprima e ascoltiamo che hanno da dirci i ragazzi.

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Il Sogno Rubato, una storia d’amore d’altri tempi, finalista al concorso Piero Chiara giovani

Una volta l’amore era più romantico. Si scrivevano lettere piene di sentimento, mentre oggi i ragazzi si scambiamo enigmatici messaggini con i quali, per dire ti voglio bene, scrivono tvb. Tommaso Pietri, classe 1996, di Schianno, ci propone un racconto ricco di significato e ci descrive lo stato d’animo di un vero uomo che vuole lottare per la (ri)conquista del suo amore perduto. Commovente.

Tommaso Pietri, in una foto d’altri tempi. Appunto

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti ho vista? Una settimana? Un
mese? Non so. Quando il dolore è l’unico sentimento che si fa largo nel tuo
cuore, non puoi far altro che lasciarti scorrere addosso l’inesorabile flusso del
tempo, che non dipende da niente, da nessuno. Ma non posso stare con le
mani in mano: devo trovarti, devo riportarti a casa.
Con le mani e la fronte imperlate di sudore, abbasso la maniglia della porta e
mi lascio alle spalle il mio monolocale. Sembra tutto grigio laggiù, senza di te.
Quando eravamo insieme, sentivo lo sguardo di tutti gli uomini posarsi su di
noi carico di invidia, e mi pareva di leggere i loro pensieri: “Come è fortunato
quello lì!”, e accidenti se lo ero! Invece adesso è diverso, sono diventato un
tutt’uno con la monotonia e la tristezza della mia città. Niente più sguardi
invidiosi, niente più felicità. Ma ti troverò, dovessi impiegarci una vita, dovessi
attraversare tutta l’Italia, dovessi prosciugare tutte le mie finanze durante il
viaggio. Anche se ce ne sono tante altre, tu per me sei l’unica.
Ecco, cammino sorpassando negozi, bar, alberghi, e cerco di non guardarmi
intorno perché ogni cosa è impregnata dei nostri ricordi. Una lacrima troppo
forte per essere ricacciata indietro compare sul mio viso, offuscandomi la
vista. In fondo è questo l’amore, avere sempre una visione distorta della
realtà, con tutti i lati positivi e negativi che questa cosa comporta. Mi guardo
intorno in cerca di un tuo segnale, e mi sembra di vederti sbucare da tutti gli
angoli, in tutta la tua bellezza. Ma è tutta un’illusione, e le illusioni fanno male.
Affretto il passo, come se fossi convinto di essere giunto finalmente nel luogo
dove mi aspetti tu. Ma non ci sei, dannazione! Perché l’uomo è condannato a
patire le peggiori sofferenze che esistano sulla faccia di questa terra, le
sofferenze che inevitabilmente provoca l’amore? Il mio cuore non riesce a
reggere tanta tristezza, sento che devo fare qualcosa.
Entro in un caffè con il cappuccio della giacca sollevato, perché ha
cominciato a piovere. Ordino un bicchiere di whisky, per tentare di colmare
con l’alcool quell’immenso vuoto che mi divora pian piano da dentro, e intanto
racconto la mia storia ad un tizio seduto accanto a me. E’ piuttosto basso, a
malapena tocca con i piedi il pavimento sotto il suo sgabello, e abbastanza
robusto. Anche lui tenta di dimenticare una storia d’amore, ma dopo aver
udito la mia tenta di sminuire le mie sofferenze, mi schernisce senza provar
pietà per un pover uomo e per il suo dolore. Gli grido indignato che in questo
mondo in cui ognuno pensa a se stesso quando capitano le disgrazie si è
sempre abbandonati ai propri dispiaceri. Si mette a ridere e mi risponde che,
probabilmente, non ho mai incontrato un vero amico, uno con cui possa
condividere i miei sentimenti e uno che mi possa sempre rincuorare,
qualunque cosa mi succeda.
Senza parole, pago il prezzo della bevanda e varco la soglia del locale. Non
percepisco nessun cambiamento dentro di me, forse anche l’alcool ha fallito
questa volta. Riprendo a camminare, e quasi non mi rendo conto della
pioggia, divenuta scrosciante, che batte ripetutamente sulla mia nuca.
Cammino, e penso a quante possano essere le visioni della realtà, quanti i
punti di vista dell’essere umano. C’è la mia, quella di un uomo in preda alla
depressione che vede il mondo come da dietro un vetro appannato, triste e
senza una consistenza ben definita. C’è quella di un ragazzo che ha
conosciuto per la prima volta l’amore e non conosce sentimenti negativi, ha
nel cuore solo la gioia di vivere. C’è quella di un ubriaco, che ha una visione
confusa del tutto e si sente intrappolato in una realtà che non lo accetta. C’è
poi quella di un vecchio sul letto di morte, di due sposi di fronte all’altare, di
una mamma che culla il suo bambino, di un atleta che dopo un intenso
allenamento ottiene la vittoria in una gara. E allora mi chiedo, c’è veramente
una sola e immutabile realtà, oppure varia a seconda del modo che si ha di
porsi nei suoi confronti?
Ma i miei pensieri sono interrotti all’improvviso. Proprio davanti ad una
gioielleria, ecco che appari tu, bella ed elegante come ti ricordavo. Povera,
così esposta alle intemperie, priva di un uomo che ti ami veramente. Già,
sono convinto che chi ti ha portato via da me non provi il benché minimo
sentimento verso di te. Che gioia per i miei occhi, vederti immobile davanti
alla vetrina di quell’oreficeria, in attesa che torni l’uomo con cui da poco
tempo condividi la tua vita. Quando mi hai abbandonato molte persone mi
hanno consigliato di rivolgermi ad un avvocato, ma io non ho mai voluto,
perché non c’è legge di alcun tipo che possa comandare sull’amore.
Mi avvicino a te con cautela, come un bambino che ritarda il più possibile il
momento in cui aprirà il suo regalo di compleanno, ma quando ti sono davanti
non riesco a trattenere le lacrime e ti abbraccio con tutta la dolcezza che ho
nel cuore.
Con una gioia indescrivibile, mi accorgo che la fortuna esiste veramente, e si
può ottenere se non si distoglie mai lo sguardo dal proprio obiettivo: la tua
portiera è aperta, e le chiavi che ti mettono in moto sono accanto al volante.
Con le mani tremanti, mi siedo sui tuoi bellissimi sedili rilegati in pelle, e
trattenendo il fiato giro la chiave nella sua fessura. Il rumore del motore che si
scalda arriva alle mie orecchie e viene percepito come il suono dell’arpa di un
angelo. Schiaccio il pedale dell’acceleratore e… parto! Sì, siamo di nuovo in
viaggio insieme, unico amore della mia vita, e questa volta nessun uomo
potrà allontanarti da me.
E chi non capisce che legame possa crearsi con la propria Lamborghini, non
ha mai avuto un’automobile come la mia.

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00Gasch (eh?)

MezzopienoTV Scendono in campo per il Gasch Music Festival, evento che porterà a Gazzada gente del calibro di Dente, Lo Stato Sociale ed Ex-Otago e, soprattutto, tanto pollo allo spiedo. Ecco il primo zoologicamente confuso promo:

In villa De Strens a Gazzada Schianno (VA) il 13-14-15 luglio 2012!
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